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Virgil.IA: il «narratore industriale» delle aziende di oggi

Nel 2021 la Commissione Europea ha introdotto il concetto di Industria 5.0, definendola «resiliente, sostenibile e umanocentrica». Ma che cosa significa esattamente?

Il 5.0 nasce dallo sviluppo delle tecnologie 4.0, sempre più potenti, ma reintroduce il concetto di imprevedibilità e ridà valore alla componente umana: la quinta rivoluzione industriale è un modello di impresa caratterizzato dalla cooperazione tra software ed esseri umani. Si tratta di un’inversione di prospettiva, attraverso cui le aziende hanno iniziato a ragionare secondo un’ottica orientata al servizio, non soltanto al prodotto. Da un’economia materiale si va verso un’economia intangibile, in cui la nuova fonte di ricchezza sono i dati.

Come fare, dunque, per trovare il «bandolo della matassa», come scriveva Manzoni, ovvero come dare un senso alla enorme – e crescente – quantità di dati? Fra le tecnologie a cui è possibile appoggiarsi, c’è anche l’intelligenza artificiale. Viene, però, lecito chiedersi: in che modo l’intelligenza artificiale è resiliente, sostenibile e umanocentrica?

L’IA è penetrata nel mondo aziendale come uno dei tanti protagonisti del processo di digitalizzazione che permette di dare visibilità alla fabbrica, ovvero di trasformare il mondo fisico degli asset e dei processi in dati intercettabili da un software. In termini generali, l’IA offre dei risultati di previsione, di riconoscimento, di generazione o di ottimizzazione, attutendo i traumi, prevedendo e risolvendo le difficoltà: insomma, rendendo l’azienda più resiliente. Oltre al noto ChatGPT, l’IA si declina anche in molte altre applicazioni industriali, come ad esempio il body tracking, sempre più sfruttato dalla Security, o come i modelli generativi nel settore del Design: è infatti possibile sfruttare questa tecnologia per realizzare disegni e progetti in modo più accelerato.

In termini di sostenibilità, l’intelligenza artificiale ha un ruolo sempre più centrale. Negli ultimi anni le grandi utilities hanno avuto uno sviluppo tumultuoso, che si monitora non più in anni ma in trimestri. Ma ancora più importante della scelta della tecnologia, è lo sviluppo di una prospettiva che consente di quantificare l’energia che arriverà nella rete dalla fonte rinnovabile, in modo da pianificare opportunamente la gestione di tutti gli altri asset. È qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale: lo conferma anche il fatto che il trend di sviluppo di software in grado di prevedere e quantificare l’energia rinnovabile prodotta è tre volte superiore a quello dell’hardware, ovvero della tecnologia in sé.

Veniamo, infine, all’ultima delle caratteristiche dell’Industria 5.0: l’umanocentrismo. Sembra un paradosso, dal momento che la distopia di certe proiezioni ci fa temere che in un futuro molto prossimo l’IA si sostituirà all’uomo, rubando i posti di lavoro e spodestando qualsiasi carica decisionale. La realtà, almeno per il momento, è profondamente diversa.

La crescita esponenziale di informazioni e dati ha aumentato il livello di complessità nel mondo, come nelle aziende. In passato, quando la realtà era semplice era sufficiente saperla descrivere; quando si è fatta complicata allora si è iniziato a lavorare sulla modellazione, ovvero sulla ricerca di leggi matematiche in grado di profilare le difficoltà rendendo la soluzione sistematica e certa. Ma la complessità è un’altra storia: per comunicare il mondo complesso non è più sufficiente descriverlo o modellarlo, ma è necessario saperlo narrare. Ciò che distingue la narrazione dal resto è l’abilità di intercettare gli aspetti umani, superando modelli e leggi della scienza e conferendo significati. È possibile, forse, modellare l’amore di una madre per un figlio, trovarne una regola, una cadenza, replicarlo con una macchina? La risposta è ovviamente negativa: il solo modo per comunicare tale sentimento è narrarlo nel modo giusto.

Possiamo dunque spingerci a dire e credere che l’intelligenza artificiale sia il nuovo narratore industriale, il divulgatore dei dati delle nostre aziende?

Volgendo per un attimo lo sguardo alla letteratura, il narratore e braccio destro per eccellenza è il poeta Virgilio, che accompagna Dante nell’Inferno e nel Purgatorio, aiutandolo a capire e ad interpretare correttamente quello che incontra e, infine, ad uscire dalla selva oscura. Anche in azienda l’IA è una guida per riuscire a leggere e ad organizzare le informazioni. In futuro ci sarà sempre più bisogno di qualcuno al nostro fianco che ci protegga e ci porti fuori dall’Inferno dei dati. Virgilio è per Dante anche un modello di stile. In azienda, all’interno dei processi – d’acquisto, commerciali o di vendita – c’è bisogno di qualcuno che sappia dare un framework in cui queste informazioni vengono lette. È in questo modo che l’intelligenza artificiale può creare uno stile all’interno del Purgatorio dei processi. Nella Divina Commedia, però, Virgilio è in grado di accompagnare Dante solo fino al Purgatorio: non può accedere oltre. È Beatrice – musa, grazia e fede – che affianca Dante nel Paradiso e gli mostra la chiave per la salvezza.

Così come per il poeta latino, anche nelle aziende c’è qualcosa che l’intelligenza artificiale non può fare: connettere le informazioni, creare relazione e conferire significato. Per riuscirci è ancora necessaria la nostra testa: è ancora indispensabile l’uomo. Secondo il World Economic Forum, le competenze vincenti sul futuro dal 2025 saranno la capacità di innovazione, il pensiero critico, saper definire le strategie, la leadership e l’influenza sociale, la resilienza e la flessibilità.

È chiaro, dunque, che Virgil.IA – se così possiamo chiamarla – ci fa strada per uscire da una selva di dati che si è fatta eccessiva. È il braccio destro dell’uomo, «lo mio maestro e ’l mio autore» (Inf., I, 85), ma non è ancora in grado di prendere il suo posto.

Di questo abbiamo parlato durante l’incontro “The AI Factory (R)evolution“, promosso da Proteo Engineering Group, il 10 novembre 2023 al Museo Enzo Ferrari di Modena.

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La trasformazione digitale delle supply chain

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La piazza è sempre stata, sin dall’antichità, luogo di incontro e di comunicazione, il palco da cui un leader promettente si eleva a guida del popolo, il punto di accentramento di storia e curiosità. Noi tutti apprezziamo la magia della città grazie anche, e soprattutto, all’unicità dei monumenti e dell’architettura delle sue piazze. Ognuna di esse ha, tuttavia, l’affascinante caratteristica di non esistere se non come l’insieme degli elementi che la compongono: è lo spazio di “esistenza” per eccellenza, ma è in realtà marcato dai suoi confini.

Abbiamo trasportato questo concetto dalla città al contesto aziendale. Nelle aziende, la supply chain non esiste se non come l’insieme dei suoi processi: gli acquisti, la produzione, la logistica e le vendite. Sono elementi consequenziali, ma interconnessi fra loro: esattamente come i quattro lati di una piazza.

E poi, abbiamo immaginato di essere dei passanti eterni, in silenzio per intercettare i chiacchiericci e i cambiamenti. Da un po’ di tempo le voci parlano di un percorso in atto: la digitalizzazione dei Supply Network. Abbiamo chiesto, attraverso una survey, ad oltre 65 aziende se hanno in atto una strategia di digitalizzazione e quali sono i fattori che stanno guidando il cambiamento. Per più della metà delle aziende l’obiettivo della digitalizzazione è l’efficienza dei processi.

Abbiamo chiesto quale sia l’area in cui, secondo loro, è prioritario intervenire e il livello di difficoltà nell’attuazione di una svolta digitale. È così che abbiamo scoperto che per tutte le aree della supply chain una transizione digitale comporterebbe un effetto significativo, ma l’adozione delle tecnologie risulta ancora un meccanismo complesso. Rispetto alle altre, l’area della pianificazione è quella in cui la digitalizzazione impatterebbe maggiormente: in essa il livello di assunzione delle nuove tecnologie (come ATP, Inventory Management, Schedulazione, Distribution Planning) è correlato in modo diretto alla loro importanza, ad eccezione dei sistemi APS che vengono riconosciuti come estremamente rilevanti ma il livello di adozione è ancora basso. La produzione, invece, è un’area ancora poco digitalizzata, nonostante il gran numero di tecnologie a disposizione, in cui il peso dei sistemi MES è notevolmente superiore a quello degli altri strumenti (come Automazione, CMMS, IA, Computer vision).

Anche noi, dopo il nostro girovagare, ne siamo usciti più ricchi. Abbiamo condiviso tutto giovedì 26 ottobre 2023, presso il CUOA Business School, all’evento “La trasformazione digitale delle Supply Chain: discussione dei risultati della survey”.

Grazie a chi ci ha accompagnato in questa fantasia.

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Progetto di innovazione infrastruttura IT

Descrizione progetto: acquistato server ed accessori per implementare un sistema che in sicurezza permetta il collegamento degli utenti sia dalla sede che da remoto.

Finalità: backup più rapidi e sicurezza dati, continuità operativa anche da remoto, digitalizzazione dei processi, efficienza aziendale, riduzione dei tempi di Business Analysis.

Risultati: diminuzione dei consumi di energia elettrica e produzione di calore, riduzione dei tempi di Business Analysis, sicurezza dei dati trattati, backup più rapidi e frequenti, continuità operativa anche da remoto, digitalizzazione dei processi, efficienza aziendale, business analysis e business intelligence hanno aumentato il controllo di gestione.

Molti di questi punti hanno permesso di accrescere la fidelizzazione dei Clienti di Novalia, ottenendo diverse commesse. Le qualifiche di apprendisti ed assunzioni di nuovo personale, continuate anche nell’anno in corso, dimostrano che Novalia mantiene un buon ritmo di crescita.

Novalia ha realizzato il Progetto di innovazione infrastruttura IT per il quale è stato concesso un aiuto nell’ambito degli investimenti tecnologici delle PMI – ICT POR FESR 2014-2020

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